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Come ribaltare una legge ingiusta: la lezione del movimento pro-life USA.

mons. antono suetta prolife Jul 07, 2022

di Universitari per la Vita

Mons. Antonio Suetta, in un’intervista rilasciata alla Nuova Bussola Quotidiana, ha parlato della situazione degli USA dopo il ribaltamento della Roe vs Wade, facendo anche dei parallelismi con la situazione italiana. Per noi UPV sono particolarmente interessanti le parole spese da Mons. Suetta nei confronti del movimento pro-life americano:

“Non conosco il movimento statunitense da vicino, ma mi colpisce per diversi aspetti. Il primo aspetto è la profonda convinzione, il secondo la compattezza e poi il suo senso di combattività buona. Per combattività buona intendo che non si tratta di promuovere contrapposizioni conflittuali, ma si tratta di ciò che nel linguaggio cristiano si chiama parresìa, cioè di non avere paura di dire la verità. E bisogna dirla anche con forme esteriori, penso alle marce e ad altre forme di informazione e sensibilizzazione. Credo che questa dimensione popolare, che coinvolge in gran parte il mondo giovanile americano, possa insegnare molto anche a noi. […] Spesso nell’esperienza del movimento pro vita americano si intrecciano questi elementi: da un lato, l’impegno e il coraggio derivano dalla fede; dall’altro, molto spesso, l’incontro con il movimento pro life conduce molte persone alla fede. Noi dobbiamo recuperare questo aspetto spirituale e soprannaturale: le buone battaglie non si vincono solo per l’abbondanza delle risorse umane, ma si vincono innanzitutto con la forza di Dio. Con la preghiera imploriamo Dio perché ci apra delle strade. E l’impegno concreto non è la presunzione di farcela da soli, ma è il nostro modo di partecipare al disegno di Dio e alla Sua opera nella storia.” [1]

Indubbiamente il movimento pro life americano è un esempio da seguire, visti anche i risultati conseguiti. E Mons. Suetta evidenzia due pilastri imprescindibili: la formazione e la preghiera. La formazione per poter dare ragione delle nostre posizioni, sotto ogni punto di vista (morale, scientifico), e la preghiera non solo per capire quali azioni sono migliori da fare, quali corrispondono davvero alla volontà di Dio, ma anche perché la preghiera unisce le persone, cementa i gruppi più di qualsiasi motivazione umana. E questo poi si riesce a trasmettere anche a chi si incontra.

Giustamente ci si potrebbe chiedere: ma che bisogno c’è di Dio, per poter condurre la buona battaglia in difesa della vita? Innanzitutto perché Dio giustifica in maniera assoluta e inequivocabile la sacralità della vita:

La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente [2]

 Ma ci sono anche altri motivi, validi non solo per la causa pro-life:

“La saggezza dell’uomo non può produrre che opere a misura d’uomo, solo la saggezza divina può realizzare cose divine. Ed è a grandezze divine che siamo predestinati” [3]

Una persona che ha riconosciuto la saggezza divina grazie al movimento pro life è Bernard Nathanson, medico abortista con migliaia di aborti realizzati, che non esitava a dire di sé:

“Conosco la questione dell’aborto forse meglio di chiunque altro. Dell’aborto conosco ogni sfaccettatura. Sono stato una delle sue balie; ho aiutato a nutrire la creatura nella sua infanzia, a grandi sorsi di sangue e denaro [4]

Dopo anni di pratica come medico abortista, passò tra le fila del movimento pro-life americano, senza abbracciarne, inizialmente, la fede religiosa. Fino al 1989:

In seguito partecipai ad una dimostrazione di Operation Rescue contro Planned Parenthood a New York City nel 1989. […] Mi unii alla legione, circa 1200 dimostranti […] Loro pregavano, si sostenevano e si incoraggiavano l’un l’altro, cantavano inni di gioia e rammentavano costantemente il divieto assoluto della violenza. Penso sia stata quella assoluta intensità dell’amore e della preghiera a colpirmi: pregavano per i bambini mai nati, per le donne incinte confuse e terrorizzate, per i medici e le infermiere della clinica. Pregavano finanche per la polizia e i media che erano presenti all’evento. […] fu soltanto quando vidi lo spirito messo alla prova, in quelle dimostrazioni, nel freddo rigido delle mattinate, con la folla dei sostenitori pro-choice che lanciavano loro i peggiori epiteti, la polizia che li circondava, le guardie municipali che li minacciavano, i media apertamente contro la loro causa […] mentre loro rimanevano seduti sorridendo, pregando e cantando, fiduciosi nella loro giusta causa e profondamente persuasi del trionfo finale,  fu solo allora che cominciai a chiedermi quale fosse la Forza indescrivibile che li portava a fare questo. […] E per la prima volta in tutta la mia vita, cominciai a considerare seriamente la nozione di Dio, un dio che mi aveva fatto attraversare i proverbiali cerchi dell’inferno, solo per mostrarmi il cammino della redenzione e della misericordia attraverso la Sua grazia.” [5]

Questa testimonianza è molto incisiva nel mostrare l’effetto che dovrebbe suscitare ogni gruppo pro-life in azione: compattezza, serenità, fiducia nella vittoria e nel sostegno da parte di Dio. Caratteristiche che anche come UPV dobbiamo non solo tenere presenti, ma applicare, in ogni occasione possibile. Un ulteriore stimolo arriva dalla Conferenza dei Vescovi Americani, che nel commentare il ribaltamento della Roe vs Wade ha ricordato come “la decisione di oggi è anche il frutto delle preghiere, dei sacrifici e del lavoro di innumerevoli americani comuni di ogni ceto sociale. In questi lunghi anni, milioni di nostri concittadini hanno lavorato insieme pacificamente per educare e persuadere i loro vicini sull’ingiustizia dell’aborto, per offrire assistenza e consulenza alle donne e per lavorare per alternative all’aborto, compresa l’adozione, l’affidamento e l’assistenza pubblica di politiche a sostegno delle famiglie.” [6] È importante il lavoro quotidiano, l’impegno nella formazione di gruppo ma anche personale, la preghiera in gruppo, senza stancarsi di gettare semi di Verità, che possano illuminare le coscienze assopite dei nostri tempi. Ricordando sempre che “non sta a noi far germogliare. A noi sta seminare. E avere fiducia. Perché anche se oggi non vedi nulla, persino quando avrai perso le speranze di vedere qualcosa, stai sicuro che Dio sa bene quando è il tempo giusto perché ciò che hai seminato germogli. “ [7]

 

Riferimenti

  1. Dovico E., “Abrogare la 194 si può. Ma servono formazione e preghiera”, pubblicato su “La Nuova Bussola Quotidiana” del 28/06/2022 (https://lanuovabq.it/it/abrogare-la-194-si-puo-ma-servono-formazione-e-preghiera )
  2. Catechismo della Chiesa Cattolica, punto 2258
  3. Philippe J., “La pace del cuore”, EDB, p. 26
  4. Nathanson B., “La mano di Dio”, Tau Editrice, p. 21 – 22
  5. Nathanson B., “La mano di Dio”, Tau Editrice, p. 232 – 234
  6. “Vescovi USA: il movimento pro life entra nella storia”, pubblicato su “Il Timone” del 25/06/2022 (https://www.iltimone.org/news-timone/vescovi-usa-il-movimento-pro-life-entra-nella-storia/ )
  7. Ponte G., “Il seme di mela – Piccola storia su come ho scoperto di non essere Dio (per fortuna)”, pubblicato sul blog dell’autore “Liberi di amare” il 14/03/2021 (https://giorgioponte-liberidiamare.blogspot.com/2021/03/il-seme-di-mela-piccola-storia-su-come.html )

 

 

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