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Il dolore lacerante dell’aborto

aborto universitari per la vita May 12, 2022

da Universitariperlavita.org

In una recente intervista rilasciata al Corriere, il noto cantante Ligabue ha affrontato anche il tema dell’aborto, alla luce della sua esperienza personale. Ligabue ha perso due figli per aborto spontaneo, e un terzo figlio è nato morto al sesto mese di gravidanza. E proprio in merito a questo figlio Ligabue ha dichiarato:

«Ce lo fecero vedere. Me lo ritrovai in mano: un affarino di un chilo. Aveva i tratti della mamma. La voce di bambina della Barbara [la moglie di Ligabue] disse: è perfetto. L’ho fatto seppellire in un cimitero che ha un angolo chiamato degli angeli. All’inizio la Barbara ci andava tutti i giorni. Si sentiva come se il suo corpo fosse diventato marcio, incapace di dare la vita… Un pensiero ingiusto, ma il suo “sentire” la faceva stare così. Solo chi ci è passato lo capisce»

Una dichiarazione molto intima, non scontata, che ribadisce con forza che la morte di un figlio è un dolore devastante. Un dolore che era già stato nominato, in maniera sintetica, da Ligabue, in un’intervista più vecchia:

“Un lutto che non trova casa. Nessuno lo considera un vero lutto ed invece è un dolore che ti segna per sempre.”

Proprio alla luce di queste dichiarazioni, viene da domandarsi come sia possibile sostenere pratiche come l’aborto, dove il risultato è lo stesso (la morte di un innocente) ma in più ci si aggiunge l’intenzionalità, la precisa volontà di compiere un omicidio, da parte di chi dovrebbe invece difenderla a tutti i costi. C’è chi non esita nel definire l’aborto un diritto, una scelta di libertà. L’unica libertà è scegliere il bene, e uccidere un innocente non può essere un bene, mai.

Ognuno dentro di sé sa distinguere il bene e il male, ma inevitabilmente l’influenza dell’ambiente e del clima culturale in cui si vive possono traviare anche le migliori intenzioni. Proprio per questo occorre recuperare il senso della realtà, l’ordine intrinseco presente nella realtà, ed essere fedeli ad esso. Come espresso magistralmente da Dante nel canto I del Paradiso:

“Le cose tutte quante
hanno ordine tra loro, e questo è forma
che l’universo a Dio fa simigliante […]

Ne l’ordine ch’io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
più al principio loro e men vicine;

onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti. […]

Vero è che, come forma non s’accorda
molte fïate a l’intenzion de l’arte,
perch’a risponder la materia è sorda,

così da questo corso si diparte
talor la creatura, c’ ha podere
di piegar, così pinta, in altra parte”
  [1]

In sostanza Dante dice che tutta la creazione ha un ordine ben preciso, dato da Dio (e che rende la creazione simile a Dio) e in questo ordine ogni creatura ha una propria vocazione, una propria strada che la porta a realizzarsi e a contribuire nel mantenere questo ordine, che è innato nella creazione, pertanto non può essere negato. Purtroppo a volte le creature non rispondono in maniera adeguata e possono scegliere di non seguire questo ordine, forzando la natura delle cose. La realtà però rimane tale, e non può essere negata completamente. Per questo bisogna sempre valutare in maniera oggettiva: per dare il giusto significato a tutto. E noi a questo siamo chiamati: essere testimoni della verità, senza frapporre filtri ideologici.

 

[1] Dante Alighieri, Paradiso, vv. 103-105, 109-114, 127-132.

 

 

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