Ora che Giorgia Meloni è stata non solo accettata, ma acclamata in tutto il mondo, nonostante i timori sparsi a piene mani dagli oppositori nostrani, sarebbe ora che tirasse fuori la grinta per porre un po' di ordine in questo disgraziato Paese, dove tutto, ma proprio tutto, sembra non funzionare: sicurezza, sanità, scuola, magistratura. 

Duole dirlo, ma sono tutti compiti che spettano alla Pubblica Amministrazione e dunque allo Stato. 

Il che segna il fallimento di quest’ultimo su tutti i fronti. 

Non è un caso che per sopravvivere i cittadini siano costretti, quando possono, a ricorrere ad istituzioni private, sostituendo i carabinieri con le guardie giurate, gli ospedali con le cliniche, la scuola pubblica con quella privata, i giudici con gli arbitri, le poste con i corrieri. 

Quando ero piccolo, i miei genitori mi lasciavano uscire da casa anche quando le strade erano buie. 

Adesso, nonostante la presenza di lampade a led in tutte le vie, nessuno si fida a mandare a scuola i propri figli da soli. 

L’epoca del “fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” sembra definitivamente tramontata. 

Nessuno picchiava il personale sanitario nei Pronto Soccorso degli ospedali, perché il servizio era veramente pronto, come diceva l’insegna, mentre ora l’attesa è così lunga che spesso porta il paziente all’esasperazione. 

Gli scolari andavano a scuola con il grembiulino nero ed il fiocco blu (o rosa), mentre gli studenti liceali ci andavano in giacca e cravatta. 

Gli insegnanti si facevano rispettare ed erano rispettati. 

La carta d’identità veniva rilasciata seduta stante, il passaporto dopo una settimana. 

Ora, nonostante la digitalizzazione, servono mesi d’attesa per entrambi i documenti. 

Gli schiamazzi notturni c’erano anche allora, ma si trattava di voci concitate o risate fragorose, non di risse al coltello. 

Dunque siamo di fronte ad un netto peggioramento delle nostre condizioni di vita che ci fa rimpiangere il tempo passato, nonostante il progresso tecnologico avrebbe dovuto portare semai ad un miglioramento. 

Spiace dirlo, ma lo Stato ha fallito. 

Perché non ha mantenuto fede all’impegno, implicito anche se non espresso, di migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini. 

E dire che gli Stati modello esistono. 

Sono rari, ma esistono. 

Singapore (Città-Stato) è uno di questi. E lo è da decenni. 

Sarà che è una città orientale e, come tale, gode di quella autodisciplina che è propria dei cittadini e di quel pizzico di autoritarismo che immancabilmente affiora anche nei regimi democratici del Sud-Est. 

Sta di fatto che lì i ragazzi vanno a scuola con la divisa,  solo le ragazze hanno i capelli lunghi, e le sfilate dei Gay Pride sono proibite. 

Così come sono vietati gli anelli al naso, i tatuaggi vistosi ed i coltelli in tasca. 

Non ci sono rifiuti per strada o imbrattamenti sui muri. 

E, soprattutto, chi contravviene alle regole viene severamente punito. 

Altro che tiratina s’orecchi, come avviene da noi. 

Impariamo da Singapore! 

 

2 - Lo sciopero che non c’è 

E’ noto a tutti che la CGIL di Landini ha lo sciopero facile. 

Sembra che vi ricorra, non come estrema ratio, come avviene altrove, ma come prima. 

Ricordo che una volta, non sapendo per quale ragione dovesse fare sciopero, lo indisse per “ribadire il diritto a scioperare”. Cioè per motivi politici. 

Un’altra volta, colse l’occasione di uno sciopero per confermare il suo dissenso sulle riforme anticipate dal governo in carica. 

Dunque rivelando coram populo che i suoi motivi non avevano nulla a che fare con le rivendicazioni operaie, che sono le vere ragioni per le quali è nato il diritto allo sciopero. 

L’unico sciopero che avrei capito è quello che Landini non ha indetto. 

E’ lo sciopero che qualche giorno fa gli operai di Mirafiori hanno organizzato di loro iniziativa, dopo aver appreso, direttamente dalla voce dell’A.D. di Stellantis, che per il loro stabilimento (una volta fiore all’occhiello della FIAT) era prevista, a breve, la Cassa Integrazione Guadagni ed, in futuro, nientemeno che la chiusura. 

Dunque la motivazione in questo caso c’era e come. 

Non c’era negli altri casi. 

E non c’è mai quando lo sciopero investe i servizi pubblici, perché in questi casi a soffrire non è tanto il datore di lavoro, che anzi ne trae un vantaggio economico, quanto l’inerme cittadino. 

Temo che l’inazione di Landini nel caso di Mirafiori sia motivata da alcune indicibili ragioni, come: 

· la vecchia sudditanza del sindacato alla maggiore fabbrica del Paese; 

· il tradizionale amore delle famiglie Agnelli ed Elkan per la Francia (peraltro scarsamente ricambiato) e 

· quello (del tutto infondato) del nostro Capo dello Stato, sottoscrittore del “Trattato del Quirinale”.