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Scetticismo patologico (sindrome dell’anticomplotto)

francesco lamendola Nov 21, 2022

di Francesco Lamendola

Quando una menzogna è talmente enorme da superare i confini dell’assurdo e del grottesco, e tuttavia è sostenuta massicciamente e tenacemente dal complesso dei mass-media e da tutte le fonti ufficiali e governative, si crea un discrimine impietoso nella popolazione. È sgradevole dirlo, ma è tempo di finirla con le menzogne imposte dal politicamente corretto e dal ricatto egualitario e buonista, perché a  causa di queste cose siamo caduti tanto in basso, abbiamo rinunciato alla libertà e abdicato alla stessa dignità personale.

Da un lato ci sono quelli che non avevano mai disimparato a ragionare con la propria testa, alla luce del buon senso e dei dati oggettivi, i quali non si lasciano ingannare, né ricattare, né piegare, ma si tengono fermi nelle loro convinzioni, indifferenti al fatto di essere diventati minoranza e di essere fatti oggetti di una discriminazione legale e al disprezzo feroce dei loro concittadini, talvolta dei loro stessi familiari.

Dall’altro lato quanti già da tempo avevano disimparato a pensare e avevano subito un profondo condizionamento dai mass-media, finendo per convincersi che una cosa è vera se la dice la tivù, e a maggior ragione se la ripete il governo (si badi alla consecutio temporum:  prima i mass-media, poi il governo) e non se essa è realmente tale, insomma i conformisti totali, analfabeti di ritorno, magari diplomati e laureati a pieni voti, per mano di una scuola e di un’università le quali tutto hanno fatto, negli ultimi decenni, tranne che formare menti critiche. E tutti costoro non solo si bevono la menzogna colossale, ma ne divengono gl’irriducibili e instancabili apostoli, i custodi e le guardie armate, nel senso che si scatenano con rabbia contro quanti non ci credono e non si sottomettono, e per ciò stesso appaiono loro come alieni, come incoscienti e irresponsabili, come folli, come untori, come potenziali delinquenti, insomma come individui indegni di vivere nella società civile e perciò meritevoli di ogni castigo, a cominciare dalla discriminazione legale, dalla perdita del posto di lavorio, dalla cancellazione di tutte le libertà civili e sindacali, e degni solo di essere caricati dalla polizia, multati dai carabinieri, deferiti alla magistratura, stigmatizzati come cattivi cittadini e privati della patria potestà se si oppongano agli ordini che lo Stato dà loro circa quel che devono fare ai loro figli piccoli.

Si dirà che questo discrimine è troppo netto, che la realtà è sempre più sfumata.

E indubbiamente ce ne sono parecchi, fra quanti cadono vittime della grande menzogna, che sono in buona fede, e credono di regolarsi per il meglio, ossia per il bene comune; così come ce ne sono alcuni, fra quanti non mettono il piede nella tagliola, che si difendono dall’inganno per delle ragioni sbagliate, ad esempio perché sono usi a vedere complotti e macchinazioni ovunque, e coltivano una diffidenza radicata e paranoica verso tutto e verso tutti. Essi somigliano a quei ragazzi che, a scuola, risolvono sì il problema di matematica, ma per puro caso, poiché arrivano al risultato giusto facendo dei ragionamenti sbagliati, o magari commettendo tutta una serie di errori i quali, curiosamente, finiscono per elidersi a vicenda, facendo scaturire in maniera quasi inverosimile l’esatto quoziente finale. Succede.

Tuttavia, la regola generale è quella che abbiamo espresso: chi sa pensare con la propria testa, non s’inganna e non si lascia prendere per il naso; chi invece si è talmente disteso sulla narrazione dei mas-media da prendere per oro colato qualunque cosa essi dicano, né mai si è domandato quale sia l’interesse dei proprietari di giornali e televisioni circa le notizie da dare al pubblico, e il modo in cui darle, costui cade con entrambi i piedi nel trabocchetto, ci cade e ci sprofonda sino al collo, e non ne esce fino a quando chi ve lo ha fatto cadere non avrà raggiunto i suoi obiettivi e avrà deciso che il suo piano può procedere oltre, passando alla fase successiva, ove ci saranno altre menzogne e altre trappole già predisposte.

Il fatto di sottomettersi o no dipende peraltro non solo dalla capacità di capire o meno l’inganno, ma anche dal fattore della volontà: se essa è allenata, se è sostenuta da valori irrinunciabili, e se vi si accompagna un’adeguata forza di carattere.

Indizi di quel che il potere vuole fare di noi, e che in realtà sta già facendo, non ne sono mancati, anche perché da qualche anno esso ha la strana civetteria di alludervi in forme estemporanee, ma sempre più scoperte. Ricordiamo alcuni.

Come mai il cantante Michael Jackson, nel 1997, pubblica un album, intitolato Blood on the Dance Floor: HIStory in the mix («sangue sulla pista da ballo»), sulla cui copertina compare un grattacielo identico a una delle Twin Towers, indicata a dito da lui, che ha un nastro nero al braccio, e sullo sfondo si alza un polverone simile a quello prodotto da una demolizione, quattro anni prima che si verificasse il cosiddetto attacco terroristico dell’11 settembre 2001?

E come mai in una puntata televisiva dei Simpson, sempre del 1997, a un certo punto, senza ragione apparente, i due figli di Homer rivolgono verso gli spettatori una rivista intitolata New York, sulla cui copertina compaiono, sulla destra, le Torri Gemelle, che si possono leggere come un 11, e un grande numero 9 al centro, sicché tutta la scena si può leggere come «New York 9/11»? Una coincidenza, si dirà; può essere.

E allora come mai nel film Martrix, del 1999, se si esegue un fermo immagine, appare la patente del protagonista, la cui data di scadenza, chiaramente visibile, è proprio l’11 settembre 2011? Un’altra coincidenza? Benissimo.

E allora cosa pensare del fatto che nel fumetto Asterix del 19 ottobre 2017 compare uno strano personaggio mascherato, un guidatore di cocchi che porta l’improbabile nome di Coronavirus? Due anni e mezzo prima che venisse proclamata la pandemia. Anche questa è una bizzarra coincidenza, non è vero?

Ebbene, di coincidenze così, se ne avessimo voglia, potremmo andare avanti ad elencarne dozzine. Ma le coincidenze più strane, per non dire inquietanti, sono quelle riguardanti la scomparsa improvvisa di quanti vi sono associati. Kubrick è morto nel sonno, ufficialmente stroncato da un infarto, il 7 marzo 1999: aveva appena finito di girare Eyes Wide Shut e non fece in tempo a vederlo uscire nelle sale cinematografiche. Arresto cardiaco anche per Michael Jackson, il 25 giugno 2009, a causa di un potente anestetico assunto per combattere l’insonnia. Crisi cardiaca pure per Albert Uderzo, lo storico “papà” di Asterix, il 24 marzo 2020 (però bisogna dire che, per motivi di età, aveva ceduto da anni il testimone al disegnatore Didier Conrad).

Provocare un infarto “a distanza”, per certi specialisti, è un gioco da ragazzi: ed è il delitto perfetto, perché non verrà mai riconosciuto, neppure se si ricorresse all’autopsia. D’altra parte, siamo nel campo delle congetture. E chi non è disposto a vedere e ad ammettere le migliaia di reazioni avverse, anche gravissime e mortali, causate dal sedicente vaccino anti-Covid (che un vaccino non è e che pretende di agire contro un virus che non è mai stato isolato in laboratorio, in compenso ha cambiato aspetto innumerevoli volte dal marzo ‘20), a maggior ragione non vorrà prendere in considerazione la possibilità che vi sia qualcosa di sospetto in queste morti, o in quelle, numerosissime, di medici che hanno contrastato efficacemente la malattia senza bisogno di fare ricorso al “vaccino” (vedi il nostro Giuseppe De Donno) o hanno denunciato le falsità di quanto le fonti ufficiali andavano dicendo nel pieno della presunta pandemia (e negli Stati Uniti le morti sospette di questa categoria si contano a decine).

Oppure prendiamo le opere “classiche” della letteratura moderna e contemporanea, ove qualcosa, qua e là, trapela, e la si vede anche se non lo si vorrebbe: per esempio, in Doppio sogno di Arthur Schnitzler (Traumnovelle, 1925), viene descritta apertamente una riunione segreta che culmina in una specie di orgia dai sottintesi esoterici e forse diabolici: una situazione che è stata ripresa molto  suggestivamente dal regista Stanley Kubrick nella sua trasposizione cinematografica del 1999, intitolata Eyes Wide Shut.

Ebbene, la critica letteraria (e anche quella cinematografica: infatti  altri film si sono ispirati alla novella di Schnitzler) è sempre stata stranamente disinteressata a questo aspetto della storia. Per dirne una, in quella che – crediamo – è la più ampia e più accurata monografia in lingua italiana sulla vita e l’opera dello scrittore ebreo viennese: Arthur Schnitzler. Una vita a Vienna, 1862-1931 del germanista Giuseppe Farese (Milano, Mondadori, 1997), un grosso volume di oltre 350 pagine, con un intero capitolo (Turbamenti paralleli) dedicato al Doppio Sogno, impostato naturalmente sotto il segno di un rigoroso freudismo, l’autore si spreca in teorie, ipotesi e chiavi interpretative di ogni sorta, ma sempre restando sul terreno onirico e nevrotico, senza sprecare una sola riga riguardo alla concreta stranezza della riunione erotica e occultistica, implicante il sacrificio di una vita umana e organizzata da un circolo massonico-esoterico formato dai membri della migliore società, tutti mascherati e perciò irriconoscibili, che agisce inosservato e indisturbato in una realtà parallela a quella delle persone comuni della società borghese, al di fuori e verosimilmente al di sopra della legge, grazie alle aderenze eccellenti delle quali dispone. Come se un fatto del genere fosse del tutto privo d’interesse e non facesse sorgere alla mente neppure una domanda e sia pure in chi s’interessa solo di letteratura e psicanalisi.

Torniamo al concetto iniziale: quando il potere controlla tutti i mezzi d’informazione e gli stessi governi, esso è in grado di far passare sulla testa dei cittadini qualunque menzogna, anche la più colossale e la più criminale, a condizione che questi abbiano già smarrito pressoché interamente la loro capacità di giudizio critico. La grande menzogna può funzionare solo così; altrimenti diventa impossibile o viene immediatamente riconosciuta e smascherata, ponendo i suoi artefici nella condizione di doversi giustificare. Se invece le condizioni della società sono idonee, cioè se la grande maggioranza della popolazione ha completamente smarrito la propria capacità di giudizio personale, allora a doversi giustificare sono i pochi che hanno compreso l’inganno, lo denunciano e cercano di opporvisi. Se appena il 10% dei medici, per fare un esempio, rifiuta di sottoporsi a una pretesa vaccinazione, che in realtà non è tale, ma è qualcos’altro, e si rifiuta di farsi strumento della vaccinazione verso i loro pazienti, è facile per il potere presentarli come cattivi medici e farli sollevare dalle loro funzioni, con il sostegno di un’opinione pubblica disinformata, incattivita e condotta all’isterismo.

Ma se invece del 10, quei medici coscienziosi e coraggiosi fossero stati il 50, il 60, l’80% del totale? Certo il potere avrebbe dovuto tenerne conto e non avrebbe potuto procedere contro di essi come si fa con una quantità trascurabile. Dunque il fattore decisivo è sempre l’intelligenza critica del singolo. Analogamente, se la grande maggioranza degli uomini e donne delle forze dell’ordine ricordasse che il loro compito e la loro ragion d’essere non consistono nell’intimorire e reprimere i cittadini che sono sempre stati rispettosi delle (vere) leggi, e non già di far rispettare decreti illegittimi e incostituzionali, il potere non avrebbe potuto contare su di loro per irrogare la multa a una coppia di anziani la cui colpa è quella di andare a far la spesa insieme, come ha sempre fatto da una vita intera, né per dare la caccia a qualche persona isolata intenta a fare jogging nei prati, o a prendere il sole su una spiaggia deserta.

La menzogna prospera là dove l’intelligenza sonnecchia e il buon senso dorme addirittura; e inoltre dove la volontà è debole, e dove ci sono molte persone disposte ad avvalorare il falso in cambio di meschini vantaggi personali, di denaro o di carriera. Se in una società prevalgono i conformisti, i pigri, i vili e gl’ignavi, esistono le condizioni perché venga imposta con tutti i crismi dell’ufficialità anche la menzogna più assurda, grottesca, pericolosa. La domanda, allora, è come mai una società possa ridursi in tali condizioni. La sola risposta possibile è che in essa operavamo da tempo, in maniera occulta o semi-occulta, forze potentissime, fin da quando le persone sono più fragili e suggestionabili, cioè dall’infanzia; forze così diabolicamente pervasive da smantellare, a poco a poco, anche l’istinto primario della sopravvivenza, sul quale si regge tutto il resto. Tale istinto inizia a vacillare quando gli uomini perdono l’amore per la vita, l’incanto del mondo, la fiducia nel domani. Questa è stata precisamente la strategia del potere: seminare a piene mani il disgusto per la vita, il disprezzo di sé, l’angoscia, la tristezza, la depressione, lo scoraggiamento ed l’istinto di morte.

Si pensi alla maggior parte delle opere d’arte contemporanee, alla poesia, alla musica, al cinema;  all’aspetto delle nostre città e al tipo di vita che vi si conduce; a tutto ciò che la scuola, l’università e le istituzioni culturali diffondono con menzognere parole d’ordine dettate dall’ideologia dominante.

 

 

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