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Heidi Crowter: io, Down, faccio causa al Parlamento britannico

vita e bioetica May 10, 2022

di Patricia Gooding-Williams

"La mia fede cristiana è la ragione per cui sto combattendo questo caso giudiziario, perché so che se Dio è per me, chi può essere contro di me?". A pronunciare queste parole audaci è Heidi Crowter, la donna 26enne che di recente ha ottenuto il diritto di impugnare una sentenza dell'Alta Corte che conferma la possibilità di aborto fino al termine della gravidanza per i bambini non ancora nati con sindrome di Down. L'udienza si svolgerà quest'estate il 13 luglio presso la Corte d'Appello di Londra. Non molti si aspettavano che una giovane donna affetta da sindrome di Down sfidasse il Parlamento del Regno Unito e con tale convinzione. Ma questa è Heidi Crowter, non intimidita dalle norme, ottimista nata e una sorpresa costante.

Heidi da 5 anni conduce una campagna per la modifica dell’Abortion Act del 1967 con Don't Screen Us Out, un’associazione di migliaia di persone affette da sindrome di Down che lei stessa ha contribuito a creare; quella legge, infatti, in Gran Bretagna nega la parità di trattamento per i feti con sindrome di Down.

Nel settembre 2021, ha perso un primo, storico, round in tribunale quando due giudici dell'Alta Corte hanno stabilito che l'attuale legislazione è legittima. Ma ora che le è stato dato il permesso che il caso sia dibattuto di nuovo, vuole che la sua campagna raggiunga quante più persone possibile. Heidi è convinta che la ragione per cui il 90% delle madri britanniche abortiscono i bambini Down, sia la paura causata dalla mancanza di informazioni veritiere. L'anno scorso, la Nuova Bussola Quotidiana ha seguito la straordinaria battaglia di Heidi all'Alta Corte. Ora in questa coinvolgente intervista, parla con forza della propria vita con la sindrome di Down, di come l'ignoranza genera ingiustizia e della regina Ester (leggi qui la sua storia), il modello che la ispira nel suo zelo senza compromessi.

Heidi, stai portando in tribunale la più alta istituzione della Gran Bretagna, pochi avrebbero il coraggio di fare quello che stai facendo. Da dove nasce il tuo spirito combattivo?
La mia fede cristiana è il motivo per cui sto combattendo questo caso giudiziario, perché so che se Dio è per me, chi può essere contro di me? In realtà diventare cristiana è stata la cosa migliore che mi sia successa nella vita. Ho molti personaggi biblici che mi aiutano, ma quello che mi più colpisce è Ester.

Perché ti identifichi con questa regina dell'Antico Testamento?
Era una donna coraggiosa che ha rischiato la propria vita per salvare il suo popolo dallo sterminio. Ora, voglio che i bambini non ancora nati con sindrome di Down abbiano una possibilità di vita e voglio mostrare al mondo che le persone con sindrome di Down sono fantastiche così come sono. Quando raramente mi innervosisco, penso a quella donna straordinaria che attraverso la sua fede ha salvato tutta la sua gente e mi dà la forza per continuare la mia campagna.

Da cosa nasce questa tua campagna contro la legge sull'aborto?
Il motivo per cui ho avviato questa causa legale è perché sono una persona con la sindrome di Down e la legge attuale mi fa sentire che non dovrei esistere in questo mondo. Voglio che le persone ascoltino la mia storia e siano incoraggiate. Hanno bisogno di sapere che un bambino con sindrome di Down può vivere una vita intensa. Guarda me, io vivo da sola con il mio adorabile marito James, che mi ama per quello che sono. Tutto quello che voglio è essere accettata nella società come un essere umano, non essere considerata un problema. Spero anche che le madri che aspettano un bambino con la sindrome di Down vedano che il loro bambino avrà una vita fantastica come accade a me. Ho un avvocato Paul Conrathe che mi aiuta in questa causa legale e insieme a me a ricorrere in giudizio è Máire Lea-Wilson, che ha un figlio di 2 anni con sindrome di Down chiamato Aidan. È una scimmietta impertinente e lo amo proprio come amo mio nipote Josh.

Malgrado tu abbia perso la prima causa davanti all’Alta Corte, ora hai ottenuto il diritto di impugnare la sentenza sulla legge sull'aborto. Come pensi che l'opinione della Corte possa essere diversa questa volta?
Il tribunale deve prendersi il tempo necessario per conoscere la persona dietro il cromosoma. Penso che il tribunale debba incontrare le persone con sindrome di Down e capire come le fa sentire l'attuale legge. Non possono giudicarci prima di averci incontrato, potrebbero essere sorpresi.

 

 

La corte potrebbe affermare che la legge sull'aborto era già stata rivista nel 1990 abbassando il limite di gestazione da 28 a 24 settimane a causa di miglioramenti medici anche se questo non includeva la sindrome di Down. Perché pensi che l'aborto per la sindrome di Down sia rimasto invariato considerando che l'aspettativa di vita e la qualità della vita sono aumentate notevolmente dal 1967, quando l'aborto è diventato legale?
Penso che il motivo per cui il tasso di aborto non è cambiato è perché nel 1967, quando è entrata in vigore la legge sull'aborto, le persone con sindrome di Down non potevano frequentare la scuola normale, venivano messe negli istituti e non riconosciute come persone normali. La situazione dei bambini con sindrome di Down è stata dipinta a tinte fosche: non cammineranno, non parleranno, non potranno vivere da soli o non si sposeranno mai. Voglio che le persone si muovano al passo con i tempi e non prendano decisioni basate su informazioni imprecise. Quando ho iniziato la mia causa in tribunale e ho parlato alla gente della legge attuale, ho scoperto che non sapevano nulla della legge. Questo è il motivo per cui ho sollevato la questione pubblicamente. Ho persino cambiato il punto di vista dei giornalisti su di me. Un giornalista ha detto che "intervistare me e James è stata l'intervista più divertente che abbia mai fatto". Per favore, incontrateci prima di giudicare le persone con sindrome di Down!

Nella sentenza che ha bocciato il tuo ricorso si legge che la normativa così com'è è lecita perché "mira a trovare un equilibrio tra i diritti del nascituro e della donna". In che modo pensi che il cambiamento che vuoi apportare alla legge garantisca ancora questo presunto equilibrio di diritti?
La questione sollevata in questa campagna non ha nulla a che fare con i diritti delle donne, anche se rispetto le loro decisioni. Si tratta esclusivamente di una vera e propria discriminazione. Non vedo alcuna differenza tra mio nipote e mio marito che ha la sindrome di Down, siamo fantastici così come siamo. Il mio consiglio alle donne che pensano di non essere in grado di affrontare la vita con un bambino con la sindrome di Down è di incontrare qualcuno con la sindrome di Down. Ti mostreremo che il tuo bambino può avere un'ottima qualità di vita, e ci sono anche molti gruppi di supporto se necessario per chi ha la sindrome di Down.

Hai sicuramente mostrato al mondo che gli adulti con sindrome di Down possono vivere una vita felice e realizzata. Sei una donna sposata, istruita e hai esperienza di lavoro. Pensi che la tua campagna sia riuscita a cambiare l'opinione pubblica sulla disabilità?
Sì, il mio caso giudiziario ha ha fatto il giro del mondo, sono stata su innumerevoli canali come Sky News, Channel 5 nel Regno Unito e molti altri. Penso che abbia indotto molti a riflettere su come valutiamo gli altri e su come li vediamo. Ma c’è ancora molto da fare in questo mondo, perché le persone guardino dentro di sé e vedano la vita con gli occhi di Dio.

La parola "inclusione" compare spesso nel linguaggio politico. Qualche membro del parlamento del Regno Unito o di un partito è stato disposto a sostenere la tua causa?.....
Sì, ho avuto molto sostegno da Lord Kevin Shinkwin, che è un pari disabile alla Camera dei Lord. È un ottimo modello per me. Mostra come le persone con disabilità possono essere riconosciute in politica.

Tuo marito è sempre al tuo fianco. Qual è il suo ruolo in questa battaglia?
Mio marito James è assolutamente fantastico, mi è sempre stato vicino. Quando le cose si fanno difficili, lui è una spalla su cui piangere. Quando ho perso la causa in tribunale, mi ha abbracciato e mi sono sentita amata e accettata tra le sue braccia. Il suo ruolo in questa battaglia è sostenermi in questa campagna e consolarmi quando mi arrabbio, e sostenermi quando faccio delle fantastiche interviste ai media.

Se avrai successo, come prevedi che la società cambierà nei prossimi anni per le persone con sindrome di Down?
Non c'è nessun “se”, avrò successo perché il Dio dell'universo è dalla mia parte e nessuno può rovesciare un figlio di Dio. Vincerò questa battaglia, perché nessuno può battere Dio.

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